Alison Gopnik – Il giardiniere e il falegname

Alison Gopnik è docente di Psicologia e professore associato di Filosofia presso la University of California a Berkeley. È riconosciuta come un’autorità a livello internazionale nel campo dell’apprendimento e dello sviluppo infantile ed è stata la prima a capire che la mente dei bambini può aiutarci a comprendere profonde questioni filosofiche.

La concezione comune di quello che dovrebbe essere la relazione tra genitori e figli è piuttosto particolare, recente e spesso profondamente in contrasto con quello che si conosce dal punto di vista scientifico sulla cura dei più piccoli.

Nel suo libro Il giardiniere e il falegname”, Alison Gopnik esplora l’idea del ruolo del genitore attraverso la metafora del genitore giardiniere e di quello falegname. In molti pensano che essere genitori sia equiparabile all’essere un falegname: si usano materiali diversi, ma si sa quello che si vuole produrre, e se si è abbastanza esperti, si riuscirà a creare un buon prodotto alla fine del processo. Dunque un buon adulto. Questa metafora è, dal punto di vista evolutivo e della scienza dello sviluppo, errata. La metafora corretta è quella del genitore giardiniere: un sacco di duro lavoro e tempo passato con le mani nel concime, sudando, e nulla che venga fuori come pianificato. Nel male, ma anche nel bene.

Essere giardinieri significa creare un ecosistema, uno spazio protetto in cui possano emergere diverse caratteristiche e possibilità. Un giardino cambia spesso, varia e si adatterà alle diverse circostanze ambientali. Il genitore può fare cose che permettano all’ecosistema di prosperare, ed essere abbastanza robusto da sbocciare e fiorire anche quando il clima non è dei migliori.

Questo è il significato dell’essere genitori dal punto di vista evolutivo e dello sviluppo.

In passato si veniva coinvolti nella cura dei piccoli fin da giovanissimi: i fratelli maggiori si occupavano della cura dei fratelli minori, e si arrivava a diventare genitori avendo maturato esperienza con molti bambini e attraverso l’osservazione di altri. A partire dagli anni ‘70 però si è cominciato ad essere genitori senza avere avuto questo tipo di esperienza. Questo nuovo modello vede il genitore, abituato alle dinamiche dell’ambiente scolastico e lavorativo, interpretare la cura dei minori con una concezione simile, secondo la quale si può ad esempio con la disciplina, diventare esperti, misurare i propri risultati e così via.

Dal punto di vista scientifico-evolutivo, quello che sappiamo è che un’infanzia più lunga per molte specie è correlata a dimensioni cerebrali maggiori, dunque ad adulti più intelligenti, e gli esseri umani, rispetto ad altre specie, hanno un’infanzia molto estesa.  Anche nelle culture più antiche, ancora basate principalmente sulla raccolta, un individuo comincia a produrre tanto quanto consuma intorno all’età di quindici anni. In altre culture più sviluppate, la cosa può protrarsi fino ai 25 anni. I Neanderthal maturavano molto più velocemente di quanto non faccia l’homo sapiens.

E’ stato dimostrato attraverso diversi studi che :

  • C’è una correlazione inversa tra la quantità di conoscenze alla nascita e l’abilità di imparare. Più conoscenze “istintive” sono presenti alla nascita, minore è la capacità di imparare. L’apprendimento è necessario quando sono presenti cambiamenti dell’ambiente circostante.

  • Il cervello consuma mediamente il 20% delle calorie ingerite. Il picco massimo si ha intorno ai 4 anni, quando la percentuale di calorie consumate dal cervello è del 66%. E’ stato dimostrato che, proprio per facilitare questo consumo, la crescita rallenti tra i 4 e i 5 anni di età e riprenda successivamente, man mano che il cervello riduce progressivamente il suo consumo.

  • Esiste una correlazione tra le dimensioni del cervello di una specie, e l’investimento dei genitori. Tra gli esseri umani è diffusa la cura dei figli da parte del padre, fatto molto raro tra i mammiferi); la cura dei bambini da parte della comunità, non solo dunque da parte dei membri della famiglia (nelle società basate sul raccolto addirittura l’allattamento è portato avanti da più donne); la cura da parte delle vecchie generazioni, infatti gli umani sono l’unica specie in cui le donne vivono più a lungo della loro capacità di essere fertili, e questo probabilmente accade perché possano collaborare con le madri alla crescita dei più piccoli laddove l’intervallo tra un figlio e l’altro è estremamente ridotto.

L’apprendimento è basato sul provare molte cose e fallire. Il ruolo del genitore è quello di generare opportunità e assicurarsi che il bambino abbia la possibilità di provare a fare, e fallire, senza rischi.

Secondo Alison Gopnik, ci sono due modi per relazionarsi all’ambiente esterno: esplorarlo e sfruttarlo. L’esplorazione è un’ottima tecnica per apprendere, ma non è particolarmente efficace nel garantire risultati quanto lo sfruttamento, che è invece largamente praticato dagli adulti.

Diversi esperimenti hanno mostrato che questo approccio fa sì che in alcuni casi i bambini piccoli siano più capaci, rispetto ad adolescenti ed adulti, di scoprire e tenere traccia di schemi e possibilità poco probabili.

I precettori danno informazioni al bambino secondo il modello dell’insegnamento, ma il modello utilizzato dai bambini per l’apprendimento è diverso a seconda degli input che riceve. Un esperimento mostra che, se il genitore mostra diverse possibilità, il bambino sarà in grado, attraverso l’esplorazione, di trovare diverse soluzioni alternative, e scegliere la più razionale. Al contrario, laddove i genitori introducano un nuovo oggetto specificandone il possesso e l’uso (“questo è mio e si usa cosi”), il bambino non farà che copiare quello che l’adulto gli ha mostrato.

I genitori ( e tutti i precettori) dunque non devono fare altro che offrire uno spazio protetto e sicuro, dove ci sono risorse disponibili e informazione, affinché il bambino possa esplorare le diverse possibilità offerte da quello che lo circonda in modo autonomo. Il risultato di questo è sempre imprevedibile, e diverso, ma sarà resistente ad ogni stimolo e cambiamento dell’ambiente circostante.


Fonte: “Essere genitori non è un mestiere” di Alison Gopnik

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