Bilingual Kidspot: un sito per genitori di bimbi bilingue

Bilingual Kidspot: un sito per genitori

Qualche settimana fa, poco prima del nostro evento, mi sono imbattuta totalmente per caso in una pagina estremamente interessante: una lista molto completa di risorse per aiutare i propri bimbi ad imparare l’italiano. Incuriosita, mi sono trovata a navigare un sito molto bello, interamente dedicato alla questione del bilinguismo. ‘Bilingual Kidspot‘ è infatti una fonte utilissima di informazioni per genitori e risponde a tante, tantissime delle domande che molti di noi si pongono.

Mi sono appassionata subito alla storia della sua creatrice, Chontelle Bonfiglio, una mamma expat proprio come noi. Australiana di origini italiane, da qualche anno ormai vive nel nostro paese. Dopo un po’ di tempo a Roma, ora Chontelle si trova a crescere i suoi figli in Calabria con il marito italiano, conosciuto in un viaggio in Europa con solo lo zaino in spalla. Chontelle, una persona carina e solare, ha accettato di raccontarci la sua storia, rispondendo ad alcune domande sulla sua esperienza personale e sul suo blog.

  • La tua storia personale è la storia di una persona che di per sé racchiude due diverse culture. Ho letto che sei per metà italiana, ma che non hai imparato l’italiano se non da adulta e che, addirittura, da bambina non potevi parlare con i tuoi nonni paterni. Questa è proprio la paura che molte delle nostre ‘Italian Mums’ hanno, che i loro figli cioè non possano comunicare con nonni e parenti. Ci dici un po’ di più della tua storia e di questo aspetto in particolare?

Sì, in effetti i miei nonni paterni erano entrambi italiani, originari di Benevento. Quando mio padre aveva solo quattro anni, negli anni Cinquanta, decisero di emigrare in Australia, ma si mossero con tante altre persone. Al punto che paradossalmente non ebbero mai bisogno di imparare l’inglese, visto che intorno a loro c’era un’intera comunità italiana! Mio padre, pur comunicando con i genitori in italiano, imparò l’inglese soltanto a scuola e con noi figli non parlò mai in italiano. Semplicemente, non la considerava una necessità. Vedeva la sua vita in Australia (non è mai tornato in Italia!) e non pensava l’italiano ci sarebbe mai stato utile: né io né tantomeno lui avremmo mai immaginato che la vita mi avrebbe portata qui in Calabria!
Quando ero piccola non vedevo l’attrattiva di parlare l’italiano, ora ovviamente rimpiango di non essere stata cresciuta come bilingue: mi sarei risparmiata molta fatica dopo quando ho dovuto imparare l’italiano da adulta! Solo dopo aver vissuto in Italia, al mio ritorno, sono riuscita finalmente a parlare con mia nonna in italiano: è stato un momento molto speciale e lei era così felice di poter finalmente comunicare con me! Ad oggi, questa è forse la ragione principale che mi spinge a crescere i miei figli come bilingue.
  • Il tuo background è quello di un insegnante ESL (English as a Second Language), tu stessa come accennavamo poco fa hai poi imparato l’italiano da adulta e adesso vivi in Italia. Molte delle mamme italiane che si trasferiscono in UK, si sentono a disagio con l’inglese e spesso temono che i figli possano non integrarsi nella nuova società per via della lingua. Hai qualche consiglio per loro?

Inizialmente, ho trascorso diverso tempo a Roma, ma la verità è che ero sempre a contatto con tanti stranieri e praticamente tutti parlavano inglese. Il mio italiano allora non era granché e, solo quando ci siamo trasferiti in Calabria, in una realtà dove quasi nessuno conosce o utilizza l’inglese, ho finalmente imparato bene la lingua perché ero costretta a sforzarmi. Non è stato facile e ci è voluto del tempo.  Il mio consiglio principale è quindi di immergersi nella società dove si vive, andare a quanti più playdate o gruppi di mamme possibile e, insomma, stare a contatto con persone che parlino inglese tutto il tempo. È vero i bambini si adattano con più facilità, imparano la lingua più velocemente, ma la verità è che le persone sono molto accoglienti e pazienti quando vedono che almeno stiamo provando a parlare la loro lingua. Lo apprezzano molto e cercano di venirci incontro.
  • Puoi dirci qualcosa riguardo all’esperienza di crescere i tuoi figli come bilingue e ai risultati ottenuti sinora?    

Data la mia storia e il mio background di insegnante ESL, per me era una priorità sin dall’inizio che i nostri figli parlassero perfettamente entrambe le nostre lingue. Ora i miei figli hanno tre e cinque anni e parlano perfettamente italiano: se li sentissi, non indovineresti mai che parlano anche inglese! Siamo però stati sempre molto rigidi al riguardo,applicando il metodo OPOL (One Person, One Language) e parlandogli rispettivamente ognuno nella propria lingua: non ho mai parlato ai miei figli in italiano, bensì solo in inglese e ora sono così abituati che il più piccolo quasi mi rimprovera se per errore mi rivolgo a lui in italiano. Parlo in inglese anche in pubblico, poi magari mi scuso e spiego alle persone presenti perché è importante.
  • Se dovessi sceglierne uno solo, quale sarebbe il consiglio principale per delle mamme che come noi che vivendo all’estero vogliono che i figli parlino sia la lingua del paese ma anche l’italiano per bene?

Sicuramente quello di essere costanti e parlare sempre e solo nella proprio lingua con loro, al punto anche da non fare le cose che stanno chiedendo a meno che non lo chiedano nella vostra lingua. Se siete famiglie italiane in U.K. il mio consiglio è di parlare esclusivamente italiano a casa, anche se questo dovesse significare che i bambini parleranno solo italiano fino all’etá di tre anni per esempio. La lingua dominante – nel vostro caso l’inglese – è destinata inevitabilmente a prendere il sopravvento e lo farà non appena i vostri bimbi andranno a scuola.
Per quanto riguarda leggere e scrivere, beh in inglese i vostri bimbi non avranno problemi per via dell’istruzione che riceveranno nel paese, ma in italiano dipenderà esclusivamente da quanto tempo e fatica volete investirci. Con i miei figli abbiamo cominciato un po’ prima, verso i 4-5 anni ogni giorno leggevamo qualcosa in inglese e facevamo qualche attività legata all’apprendimento della lingua. Leggere è decisamente la cosa più importante, ma anche fare delle attività è di cruciale importanza. Potete, per esempio, chessó far scrivere a vostro figlio un biglietto d’auguri alla nonna in italiano o qualcosa di simile, insomma incuriosirli. Se potete evidenziategli le differenze tra le due lingue (ad esempio, come i suoni differiscono).
Se si comincia più tardi, il bimbo lo avvertirá inevitabilmente più come un compito che un gioco e potrete aver bisogno di affidarvi a una scuola, ma potete anche farlo da soli, magari procurandovi un testo scolastico adeguato alla sua età utilizzato in Italia.
  • Il tuo blog è una fonte incredibile di informazioni sul bilinguismo e presenta una quantità incredibile di informazioni. Com’è nata l’idea?

Mi è sempre piaciuto scrivere e, sin da ragazza, ho sempre avuto l’abitudine di tenere dei diari. Su Facebook mi era capitato di imbattermi in altri genitori interessati al bilinguismo. Mi capitava spesso di fare delle ricerche personali e di rispondere regolarmente alle domande che gli altri ponevano all’interno del gruppo. Ricordo che una volta, per rispondere alla domanda di una mamma, avevo scritto un’email cosi lunga che mio marito vedendola disse: ”wow! Potresti farci un blog!” Da questa battuta innocente, è piano piano nata  l’idea di avere un piccolo sito sull’argomento del bilinguismo. Col tempo il blog ha raggiunto livelli che non mi sarei mai aspettata all’inizio,raggiungendo le 30.000 visite al mese e avendo persino un post pubblicato dall’Huffington Post. E tutto questo in poco meno di un anno di esistenza!
Amando l’argomento, mi trovo sempre a ricercarlo con piacere, appassionandomi alle domande che mi fanno le persone. Ogni domanda mi offre un nuovo spunto per un articolo e, col tempo, le persone hanno cominciato a raccontarmi delle loro esperienze dirette col bilinguismo e questa si è trasformata in una rubrica. Ho anche un gruppo Facebook  che ora conta circa 600 persone e al quale ognuno può unirsi.

 

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