Chi è e che cosa fa una doula? L’intervista a Valentina Cesari

Chi è e che cosa fa una doula? L'intervista a Valentina Cesari

Ricordate il post in cui vi raccontavo la mia esperienza con una doula nei primi giorni dopo il parto? Torniamo oggi a parlare di questo affascinante mestiere e lo facciamo con Valentina Cesari che da più di 6 anni è una doula a Cardiff.
Una mamma italiana che ha scelto questa professione di cui si parla ancora troppo poco: come potevamo farci sfuggire l’occasione di intervistarla e farci raccontare in che cosa consiste il suo lavoro?

Conosco Valentina solo online, ho letto un paio di suoi post all’interno di un gruppo Facebook e mi ha incuriosito il fatto che una mamma italiana (se ve lo state chiedendo la risposta è sì, sono in un famigerato gruppo di mamme su Facebook e non posso farne a meno!) avesse scelto proprio la professione di doula. Sapevo di che cosa si trattasse perché come vi ho già raccontato ho avuto con me una doula nelle prime settimane dopo il parto e quando si è presentata l’occasione di scriverne qui ho subito pensato di contattarla.

Quella che leggerete qui di seguito è la sintesi di una chiacchierata di quasi due ore su Skype durante la quale Valentina mi ha raccontato tanto di sé e della passione che l’ha spinta a inseguire questa professione dopo un dottorato in fisica e anni di lavoro nella ricerca.

Siete curiose? Allora iniziamo!


Che cos’è una doula e che cosa vuol dire per te avere questo ruolo?

Non è facile da spiegare: la doula non è un’ostetrica e non ha una formazione medica ma è una figura che offre supporto prima, durante e dopo il parto, accompagnando la futura mamma e il partner in un percorso che viene costruito in base alle specifiche esigenze.

Nel mio caso il mio ruolo si concentra in modo particolare sulla nascita, quindi difficilmente offro supporto post-parto a coppie che non ho conosciuto e supportato durante la gravidanza e il parto stesso.

Si tratta nella maggior parte dei casi di mamme che non hanno la famiglia vicina o che si sentono insicure e desiderano avere a fianco una donna che ha già partorito, o ancora che non si fidano troppo del sistema e che vogliono qualcuno che faccia rispettare i proprio desideri in sala parto.

Ci sono anche single mums che si rivolgono a me, così come non mancano i papà spaventati, soprattutto al primo figlio, che mi contattano per avere qualcuno di fidato con cui condividere la responsabilità di assistere la futura mamma nel travaglio.

I casi sono veramente diversi: ho lavorato con mamme che dopo un cesareo desideravano un parto naturale e con donne che invece scelgono il cesareo o vogliono l’epidurale dal primo momento utile e sentono il bisogno di una figura che le aiuti a difendere le proprie scelte.

La doula, avvicinandosi in punta di piedi, aiuta a vincere le proprie insicurezze e a trovare l’istinto che ogni mamma ha dentro di sé.

Per questo è importante incontrarsi prima del parto, per avere il tempo di prepararsi insieme, sviscerare e affrontare le paure, conoscere il sistema sanitario e l’approccio culturale alla gravidanze e alla nascita nel Regno Unito, per certi versi così diverso da quello italiano.

Dal mio punto di vista essere una doula significa far parte del momento in cui un bambino viene alla luce. Pur restando in un angolo e nell’ombra – lasciando che gli unici protagonisti siano la mamma, il partner e il bambino che nasce – ogni volta assistere al miracolo è bellissimo. Parto eccitata e torno distrutta e ne vale sempre la pena.

Mi ripaga immensamente vedere le mamme soddisfatte, poter fare per loro la differenza ed essere un punto di riferimento in un momento come la gravidanza, il travaglio o i primi giorni dopo il parto in cui si è cosi vulnerabili.

Non mi piace prendermi meriti: ogni mamma, ogni papà è speciale, sono loro a fare tutto, ma la sola presenza di una figura in cui si ha piena fiducia fa la differenza. Sapere che la tua doula è lì, che può intervenire, aiuta ad avere la serenità necessaria.

Non si tratta di dire “fai così o così” ma “stai facendo bene”.

La cosa più difficile da spiegare alle nuove doule è proprio questa: la necessità di misurare le parole e restare nell’ombra, senza entrare nella bolla che ogni mamma e papà creano intorno a sé aspettando il proprio bambino.

Eppure, come dico sempre, essere doula non è un lavoro, è una filosofia e una doula sa trovare la propria strada e la propria misura. Nel proprio percorso ogni nuova doula viene supportata da una mentor, una doula con più esperienza che la affianca alla fine del corso per un periodo di tempo, per un confronto continuo.

Anche in questo caso la mentor (io stessa ricopro questo ruolo per Doula UK e Nurturing Birth) non fornisce semplicisticamente risposte e soluzioni, ma incoraggia la nuova doula a trovare da sé il giusto approccio che potrà poi applicare in ogni situazione.

Come sei diventata doula? Quale è stato il tuo percorso?

Sono arrivata in UK dodici anni fa per un dottorato in fisica, ho continuato poi a fare ricerca fino a che non ho avuto il mio primo figlio. Dopo tre anni ho avuto un’altra figlia, erano cambiate le esigenze e avevo il desiderio di trovare un lavoro diverso.

Inizialmente ho cercato informazioni per diventare ostetrica. Il mondo della maternità mi ha sempre affascinato, ho una sorella ginecologa e dai tempi dell’università mi piaceva condividere le sue nozioni, durante le mie prime gravidanze ho letto e partecipato spesso alle discussioni su GOL Gravidanza online e quando per caso ho scoperto la figura della doula mi sono detta ‘proviamo’. Nel peggiore dei casi avrei ampliato le mie conoscenze su un argomento che mi appassiona; nel migliore dei casi nei avrei fatto una professione.

Ho quindi seguito il corso e come immagini è andata bene: da quando ho iniziato nel 2011 non ho più smesso. Figurati che ho perfino assistito a una nascita due settimane prima del parto del mio terzo figlio!

È una professione che mi piace e si concilia bene con la famiglia: è vero che posso restare fuori casa anche quarantotto ore per seguire una nascita ma il resto del tempo lo organizzo secondo le mie esigenze fissando gli appuntamenti negli orari più adatti, mantenendo un ottimo equilibrio tra lavoro e vita familiare.

Hai partorito in UK? Com’è stata la tua esperienza? Ha influito sulla scelta di diventare doula? Hai avuto una doula durante i tuoi parti?

Ho partorito tutti e tre i miei figli qui nel Regno Unito.

Mi rendo conto ora che sono arrivata al primo parto non preparata. Quando la mia midwife mi chiese dove volessi partorire ho scelto l’ospedale perché non conoscevo né avrei mai considerato nessuna altra opzione. Avevo solo il desiderio di avere mia mamma con me, mi rassicurava il pensiero che lei ci fosse già passata.

Le contrazioni sono iniziate molto ravvicinate e non me lo aspettavo; quando sono arrivata in ospedale tutti mi suggerivano di camminare e muovermi ma io restavo nel letto perché nella mia mente, così come nell’immaginario comune, durante il travaglio è così si fa.

Non volevo fare l’epidurale ma ero stremata e mi sono lasciata convincere. Alla fine il mio bimbo era in sofferenza e mi hanno praticato episiotomia per poi utilizzare il forcipe.

Quando mi hanno detto che sarebbe stato necessario mi sono sentita fallita come mamma e la sensazione che mi sono portata dentro è che il mio bimbo mi sia stato strappato fuori, come se non fossi stata io a metterlo alla luce.

Dopo tre anni, con la seconda gravidanza, ero decisamente più informata e consapevole e, nonostante tanti pareri contrari, ho deciso di partorire a casa. Sentivo che solo un parto estremamente naturale mi avrebbe riscattato, ma a causa di un distacco della placenta sono dovuta correre in ospedale dove mi hanno sottoposto a un cesareo di urgenza in anestesia totale.

È dopo il secondo parto che è iniziata la mia esperienza come doula, con un bagaglio personale particolarmente ricco di emozioni e complicazioni vissute sulla mia pelle.

Quando sono rimasta incinta del terzo figlio ero emozionata, felicissima e terrorizzata. Non sapevo che cosa mi avrebbe riservato questo nuovo parto ma ero decisa ad averne uno naturale e, di nuovo, a casa. Questa volta avevo la mia doula con me che è stata fondamentale nell’aiutarmi a sviscerare tutte le mie paure, nel mettermi di fronte ai possibili scenari e alle mie possibili reazioni, a farmi sentire pronta e sicura della mia scelta.

Alla fine il parto è stato proprio come lo desideravo e mi ha aiutato a fare pace con le esperienze precedenti e con il mio sentirmi in difetto.

Tutti e tre i travagli e tutte e tre le nascite sono ora un patrimonio prezioso a cui posso attingere facendo il mio lavoro: ho vissuto da vicino così tante situazioni diverse che posso facilmente mettermi nei panni della futura mamma a cui sono accanto, comprendere le sue paure, aiutarla ad esternare dubbi e ansie, supportandola nel modo più adeguato.


Come vi dicevo la  chiacchierata con Valentina è durata quasi due ore e questa era solo la prima parte dell’intervista. Nel prossimo post vi racconterò meglio quali sono i servizi offerti da una doula, passeremo in rassegna le richieste più frequenti pre e post-parto e ci faremo dare qualche consiglio per le mamme in attesa.

 Se nel frattempo vi interessa contattare Valentina e saperne di più sul suo lavoro, la trovate sulla sua pagina Facebook

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