Una doula si racconta: la seconda parte dell’intervista a Valentina Cesari

Chi è e che cosa fa una doula? Seconda Parte

Qualche tempo fa ho iniziato a raccontarvi la storia di Valentina, una mamma italiana che vive a Cardiff e che da più di 6 anni è una doula. Volete sapere com’è proseguita l’intervista? Leggete qui.


Quali servizi offri come doula? Come funziona concretamente?

Come ti dicevo mi concentro in modo particolare sulla nascita e un pacchetto in genere prevede almeno due appuntamenti prima del parto, la presenza alla nascita a partire dall’inizio del travaglio e una visita dopo il parto per discutere di tutta l’esperienza e dare consigli e supporto sull’allattamento.

Una mamma (o un papà) può entrare in contatto con me in ogni momento della gravidanza: c’è chi mi ha cercato alla sesta settimana e chi alla trentanovesima. Tutto è possibile, chiaramente più tempo abbiamo a disposizione e più possiamo arrivare preparati. In alcuni casi, se la mamma lo desidera, posso anche essere presente alle visite in ospedale o magari invece il bimbo si fa aspettare oltre la scadenza e la mamma è impaziente e un po’ nervosa, allora posso semplicemente portarla a fare una passeggiata al parco e distrarla. Il pacchetto si costruisce su misura e nella maggior parte dei casi si crea un rapporto che va oltre il ruolo e che a volte dura nel tempo. Una bellissima soddisfazione quando accade.

I costi e le modalità del pacchetto variano molto anche a seconda della zona. A Londra c’è sicuramente più richiesta e le doule tendono a essere più rigorose nella definizione dei servizi offerte e delle ore dedicate. Nel mio caso, qui a Cardiff, posso permettermi una maggiore flessibilità e non prendo mai più di una cliente al mese proprio per avere la certezza di essere a disposizione quando richiesto.

I prezzi medi di un pacchetto qui in UK vanno dalle 300 alle 1000 sterline, ma quello che consiglio sempre è di non farsi fermare da un prezzo indicativo. Suggerisco di sfogliare la directory su Doula UK per farsi un’idea e poi contattare direttamente le doule, proprio per la natura di questo servizio, che è estremamente flessibile e tutto da costruire sulle esigenze di ogni famiglia.
Un’altra possibilità è quella di scegliere di affidarsi a una mentored doula, che ha da poco terminato il corso ed è alle prime esperienze: il costo è evidentemente inferiore rispetto a quello di una doula già affermata.
Inoltre non bisogna dimenticare che Doula UK mette a disposizione un fondo per le donne che vorrebbero accedere al servizio ma non ne hanno la possibilità economica; le stesse mamme che hanno avuto accanto una doula durante il proprio parto possono fare una donazione e in questo modo dare la possibilità ad altre mamme in difficoltà di vivere la stessa esperienza.

Quali sono le richieste più comuni pre e post-parto?

La concezione che la doula sia appannaggio di genitori hippy è dura a morire (anche se per fortuna la situazione sta cambiando da questo punto di vista), ma la realtà è molto diversa.

Certo ci sono le mamme che cercano il supporto di una doula perché hanno il desiderio di un parto estremamente naturale, ma nella maggior parte dei casi – come ti accennavo – sono donne che sentono il bisogno di una figura materna che abbia l’esperienza del parto ma senza i legami affettivi ed emotivi che possono togliere lucidità. Qualcuno che sia presente durante la gravidanza e ne segua l’evoluzione, e anche più semplicemente qualcuno di conosciuto, visto che spesso negli appuntamenti si incontrano ostetriche diverse, così come anche al momento del parto.
Ogni situazione è diversa, c’è chi per esempio cerca soprattutto aiuto nella gestione di fratelli o sorelle maggiori, sia nel caso di un parto in casa che in qualsiasi altra evenienza.

Dopo la nascita le richieste più comuni sono legate all’allattamento, ma c’è anche chi cerca solo supporto notturno o un aiuto più generico nella gestione del neonato per esempio, ma non solo, nel caso di gemelli.

Ci sono poi le mamme che riconoscono i segnali di una depressione post-parto o ne sono spaventate, così come papà che con grande sensibilità cercano aiuto per le compagne.

Immagino che lavori con mamme di tutte le nazionalità. Le mamme italiane hanno richieste diverse?

Non mi è mai capitato di assistere ad un parto di una mamma italiana, ma ho dato spesso supporto via Skype sia prima che dopo la nascita del bambino.

Ho lasciato l’Italia dodici anni fa e molto probabilmente la situazione nel frattempo è un po’ cambiata, ma resta una marcata differenza nell’approccio a gravidanza e parto, che tendono a essere molto più medicalizzati nel nostro paese.

Le italiane che devono partorire qui nel Regno Unito molto spesso non si fidano del sistema, si sentono trascurate semplicemente perché non ritrovano lo stesso percorso di visite ed esami a cui sono state abituate in Italia, per proprio vissuto o per sentito dire.

Ovviamente non avere la famiglia vicina peggiora la sensazione di insicurezza, ma non fidarsi durante il parto di certo non aiuta.
Ci tengo a precisare che i medici hanno una funzione specifica e importantissima – io stessa nei miei parti avrei rischiato senza supporto medico – ma molte donne affrontano la nascita in uno stato d’animo di terrore, senza rendersi conto che la maggior parte delle volte le cose vanno bene, senza complicazioni e in maniera del tutto naturale.
La verità è che il parto accade; lo dico sempre alle mamme che assisto: “surrendering to birth” è la cosa migliore che possano fare.

Mi rendo conto però che il salto culturale è enorme, proprio per la tendenza alla medicalizzazione così radicata nel sistema italiano. Per questo, da sempre, mi metto a disposizione delle mamme italiane qui in UK che hanno dubbi che non sanno come sciogliere: una chiacchierata può indirizzarle e incoraggiarle e io condivido volentieri le mie competenze se possono servire allo scopo.

Come vive la presenza della doula il partner?

Dipende molto dai casi. Ci sono sicuramente papà che lo ritengono uno spreco di soldi e un’invasione del ruolo, ma ce ne sono altrettanti che vivono la presenza della doula come una grande rassicurazione.

Ho incontrato tanti partner estremamente coinvolti che fanno mille domande e sono felici di informarsi, partecipare e avere un punto di riferimento a cui affidarsi e altri totalmente indifferenti.

Può capitare che la doula venga percepita come una rivale o semplicemente come un’estranea che rompe l’intimità della coppia, ma non c’è da temere perché per definizione la doula farà sempre un passo indietro per lasciare fare un passo avanti al partner. Anche questo è il suo ruolo.

Come si sceglie la doula giusta?

Come l’abito da sposa! Non sai come, ma sai qual è quello giusto.

L’istinto è importante ma il primo passo è parlare con più doule possibili, consultando tutti i profili disponibili su Doula UK e Nurturing Birth.

Le doule non sono iscritte ad un albo e non esiste una regolamentazione ufficiale, che a mio avviso sarebbe invece estremamente necessaria. Doula UK ha però almeno un preciso Code of Conduct e un team dedicato a ricevere e gestire eventuali complaint, quindi dà sicuramente maggiori garanzie.

Consiglio sempre di chiedere informazioni e controllare i corsi frequentati dalla doula prescelta, verificare che siano stati fatti training di aggiornamento, valutare l’esperienza maturata negli anni.

Un altro suggerimento è di chiedere sempre il numero di clienti prese in carico al mese, per evitare il rischio di ritrovarsi senza doula o con una doula di back up mai incontrata prima nel caso in cui le date del parto dovessero sovrapporsi.

Alla fine naturalmente conta anche il feeling che si instaura durante la chiacchierata conoscitiva, da quello non si può prescindere!

Se dovessi dare un unico consiglio alle mamme in attesa che ci leggono, che cosa diresti?

Direi questo: informatevi e fate le vostre ricerche.
Se una doula fa al caso vostro lo sapete soltanto voi, ma in ogni caso arrivate al parto il più preparate possibile. Non tutto ciò che si legge o che vi dicono è vero, documentatevi per avere le vostre risposte, conoscere i vostri diritti, fare scelte consapevoli.

Per prendere decisioni è sempre utile tenere presente l’acronimo B.R.A.I.N. (Benefits, Risks, Alternatives, Intuition, Nothing) e considerare benefici, rischi, alternative, chiedersi che cosa ci dice il nostro istinto e fidarsi delle proprie intuizioni, valutare che cosa potrebbe succedere aspettando senza fare nulla.

Per concludere, hai qualche consiglio per chi volesse intraprendere questo percorso lavorativo?

Ancora una volta direi di scegliere con cura il corso da seguire, informandosi su contenuti, organizzatori e docenti. Doula UK riconosce alcuni corsi per cui consiglierei di partire da quelli. Come dicevamo si tratta dell’organizzazione più grande a cui le doule che operano nel Regno Unito possono iscriversi su base volontaria ed è sicuramente sinonimo di serietà.

Una chiacchierata con le doule locali è comunque sempre un ottimo punto di partenza perché sicuramente possono condividere esperienze e indirizzare al meglio.

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Dopo quasi due ore letteralmente volate, la chiacchierata con Valentina finisce qui.

C’è altro che vorreste sapere sulla figura della doula? Scrivetecelo nei commenti.

Se invece vi interessa contattare Valentina e saperne di più sul suo lavoro, la trovate sulla sua pagina Facebook.

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