Depressione post parto in UK: How to Be Human in a World of Super Mums

Depressione post parto in UK: How to be human in a world of Super Mums

Le sfide di una neomamma in un paese straniero, in questo caso l’Inghilterra, sono molte e spesso non facili. Primo ostacolo fra tutti, è sicuramente la mancanza del sostegno della famiglia e di tutti i punti di riferimento su cui abbiamo contato per buona parte della nostra vita. Il sistema sanitario italiano, per quanto imperfetto, se non altro ci è familiare ed è percepito, quindi, come più accessibile, per certi versi, rispetto a quello inglese. Inoltre, le differenze culturali sembrano amplificarsi quando si vuole comunicare la propria esperienza, ed ancor più il proprio malessere, a persone che non parlano la nostra lingua madre. Se poi, a questo quadro, aggiungiamo tutte le variabili che contribuiscono a rendere più complesso e problematico il vissuto di una neomamma (scarsa autostima, solitudine, problemi psicologici precedenti la maternità, problemi relazionali o di coppia, di salute, finanziari ecc.) non è sorprendente pensare che dal 10% al 15% delle donne soffrano di depressione post parto.

Nella società anglosassone, dove l’ipermedicalizzazione sembra spingersi fino ai livelli degli Stati Uniti, è tutt’altro che raro, per una neomamma, ricevere una diagnosi di depressione ed ansia ed una prescrizione di antidepressivi e/o ansiolitici. I rischi di tale approccio possono essere facilmente immaginabili. Un qualsiasi individuo, in questo caso una neomamma, a cui viene detto di essere depresso e di aver bisogno di psicofarmaci, può facilmente sentirsi spaventato, inadeguato e sperimentare un senso di fallimento. Un senso di sconfitta ben più doloroso del fisiologico umore altalenante, della stanchezza e della confusione dovuti allo sconvolgimento ormonale e al passaggio da una fase della vita all’altra, come è diventare mamme, appunto.

Con l’arrivo di un neonato, molti rapporti vanno rinegoziati; non solo con il proprio partner (o con l’assenza di un partner), la propria famiglia di origine, il proprio datore di lavoro, il resto del mondo, ma anche con se stessi. Lavorando in Inghilterra come psicologa da quasi 10 anni, ho avuto modo di aiutare donne da tutto il mondo ad adattarsi al loro nuovo ruolo di mamme ed a costruirsi una nuova vita ed una nuova identità in un paese straniero.

  • Ascoltare il messaggio che la nostra depressione vuole comunicarci

Alda Merini, la poetessa, descrive la depressione come un discorso puro sulla creatività. La creatività che forse si è persi (o a cui non si dà spazio sufficiente) e che si deve ritrovare per reinventare se stessi e la propria vita. Nel mio lavoro cerco di non mettere etichette alle persone che incontro. Cerco di capire con loro le difficoltà che stanno vivendo e che le hanno portate da me. Spesso alla base della depressione c’è un sentimento di perdita di identità e vitalità, dovuto alla difficoltà di esprimere sentimenti, pensieri o addirittura parti di noi stesse. Ciò può essere dovuto a fattori diversi ma l’importante è capire cosa dover introdurre o re-introdurre nella propria vita per ritrovare la gioia di svegliarsi la mattina.

  • Aprirsi agli altri

 Le mie pazienti (italiane ma anche inglesi) mi raccontano spesso di quanto sia difficile per loro non fare confronti con le altre mamme che, ai loro occhi, appaiono sempre in forma, truccate, vestite a puntino e sembrano avere tutto sotto controllo. Inutile dire che anche il sale può sembrare zucchero e che, se riuscissimo a guardare oltre l’immagine che l’altra persona vuole dare di sé (o che noi percepiamo ad opera delle nostre insicurezze e dell’attenzione selettiva), potremmo vedere un’altra mamma in difficoltà. Parlare con altre mamme e confrontarsi con loro è sicuramente un modo efficace per sentirsi meno sole e diverse da loro.

  • Fare i conti con il mito della maternità e imparare a congratularsi con se stesse

La maternità è sicuramente un periodo emozionante nella vita di una donna e di straordinaria trasformazione, ma anche di perdita: della propria libertà, del proprio corpo così come lo conoscevamo e della vita precedente alla nascita del bambino. Nel suo libro “Myths of Motherhood: How Culture Reinvents the Good Mother”, la psicologa Sherry Thurer descrive il tabù di confessare il proprio rapporto conflittuale con la maternità, la paura di essere una cattiva madre, di tradire il proprio bambino, di fargli del male. La società in cui viviamo impone aspettative spesso irraggiungibili, esercita delle pressioni eccessive sulle donne e se per qualsiasi motivo non si riesce a vivere con gioa la maternità, si e’ costrette a confrontarsi con il senso di colpa e la paura di essere inadeguate.

Come donna e psicoterapeuta residente in Inghilterra da 13 anni, il consiglio che sento di dare alle neo-mamme è di imparare a riconoscere le pressioni (interne ed esterne) a cui sono sottoposte e che le fanno sentire in dovere di essere sempre delle super woman alla rincorsa di obiettivi irrealistici, deleteri per la propria salute fisica e mentale. Il passo successivo sarà sviluppare una maggiore accettazione di sé e riconoscere le sfide enormi che bisogna affrontare ogni giorni senza l’aiuto che probabilmente si avrebbe in Italia. Ed infine, imparare a congratularsi con se stesse quando si riesce a sopravvivere ad una giornata estenuante in cui si è fatto del proprio meglio per prendersi cura del proprio bambino, del resto della famiglia, della casa ed infine di sé.

  • Rivalutare le nostre aspettative e chiedere aiuto

In un momento così speciale della propria vita è di fondamentale importanza riuscire a ridimensionare le proprie aspettative e non aver paura di chiedere aiuto al proprio partner, alle persone care ed anche ad un esperto, se si sente il bisogno di un aiuto professionale. Chiedere aiuto non significa essere deboli o aver fallito. Significa dare valore a se stessi e alla propria felicità. Spesso bastano pochi incontri con un esperto per raggiungere una maggiore comprensione di sé e del disagio che si sta vivendo. Chiedere aiuto è sicuramente il primo passo per poi sviluppare un modo nuovo, meno rigido ed esigente, di relazionarsi con se stessi, con gli altri e con le proprie circostanze.

Le difficoltà che incontriamo nella vita possono essere preziose opportunità di scoperta, crescita e sviluppo personale. Sta a noi cercare la chiave di lettura giusta con l’aiuto di tutte le persone e le risorse che abbiamo a disposizione.

Non è il cammino che è difficile, è la difficoltà che è il cammino.

(Søren Kierkegaard)


Photocredit: Benjamin Combs

Fonti:

  1. Postnatal depression ‘often unreported’
  2. Postnatal depression and perinatal mental health
  3. Understanding Postnatal Depression

Ti potrebbero anche interessare

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.