Raising Bilingual Children – Un incontro sul bilinguismo all’Università di Reading

L’idea


Da ex studentessa di lingue, quando un anno fa ero incinta di Leonardo, oltre alle mille preoccupazioni e agli scenari apocalittici che ogni first-time-mum inevitabilmente si figura, si aggiungevano tutta una serie di timori inerenti a una possibile perdita della lingua e dell’identitá italiane. Negli Stati Uniti, dove sono stata per qualche anno, mi ero imbattuta spesso e per la prima volta, nei cosiddetti ”heritage speakers”: vale a dire figli di immigrati come noi che, da una o piú generazioni, sono nati e vivono in un paese diverso da quello d’origine. Mi affascinava molto osservare la loro conoscenza della lingua, spesso limitata, e allo stesso tempo rilevare quanto fossero gelosamente legati alla loro identitá, pur avendo spesso un’immagine arcaica e cristallizzata del paese d’origine.

Col tempo, ho poi scoperto che la questione linguistica è probabilmente una delle piú pressanti tra tutte le comunitá di genitori expats. Nello spazio breve di questo primo anno da Italian mum, ho sentito innumerevoli volte amiche e conoscenti (non solo italiane, ma anche di altri paesi) manifestare apertamente la preoccupazione che i loro figli, nati in territorio inglese, potessero  avere un qualche problema con il bilinguismo.

Le paure di solito oscillano tra due poli specifici:

  1. se i genitori sono della stessa nazionalità, ci si chiede con preoccupazione se riusciranno ad imparare per bene la lingua del paese che li ospita, dato che a casa si parla tutto il tempo una lingua diversa e che i genitori non si sentono in grado di insegnarla;

  2. se invece i genitori sono di nazionalità diversa, ci si preoccupa che i propri figli non saranno in futuro capaci di parlare la propria lingua per bene e di avere accesso a quei simboli e quelle sfumature che rappresentano o hanno rappresentato per noi il nucleo della nostra identità di italiani.

Bilingualism Matters e l’evento


Va da sé dunque che, non appena saputo che Anna Wolleb – una delle nostre Italian Mums di Reading – lavorava per la sezione di Reading di Bilingualism Matters, mi sono subito appassionata all’idea di organizzare un evento che potesse aiutare tutti i genitori in questa condizione. Il centro, fondato nel 2008 presso l’università di Edinburgo dalla prof.ssa Antonella Storace, si occupa proprio di studiare e diffondere l’importanza della questione del bilinguismo e dell’apprendimento delle lingue, facendo da ponte tra il mondo accademico e la comunità, con particolare attenzione ai genitori nella nostra situazione. Col tempo vi si sono aggiunte numerose sottosezioni in tutto il mondo, una delle quasi proprio presso l’università di Reading. La direttrice, Ludovica Serratrice, è una nostra connazionale e studiosa del bilinguismo da molti anni.

L’evento da noi organizzato, apparso anche sulla stampa locale, si è svolto il 6 aprile all’università. Nonostante l’ora tarda, c’erano tanti genitori accompagnati dai loro bimbi. Con nostro grande piacere, siamo anche riusciti a coinvolgere alcune persone non appartenenti alla comunitá italiana, ma ugualmente interessati alle tematiche trattate.

Bilinguismo: le domande più comuni


In questo articoletto, come promesso a tante mamme, cercherò di riassumere il nostro piccolo incontro. Ovviamente per brevità, non potrò coprire tutto quello che è stato detto nel corso di due ore, anche se farò del mio meglio per riportare i punti principali illustrati da Anna e Ludovica.

  • Mio figlio imparerà l’inglese abbastanza bene, anche se noi parliamo solo italiano a casa?

Su questo punto Anna e Ludovica sono state categoriche: finché vivete nel paese in questione (per esempio il Regno Unito) non c’è alcun dubbio o rischio che vostro figlio imparerà perfettamente la lingua del paese che vi ospita, dato che l’istruzione e molti degli stimoli esterni avverranno inevitabilmente in quella lingua.

  • Come faccio a far si che mio figlio parli italiano sufficientemente bene?

Trasmettere una lingua ai propri figli richiede dedizione e costanza. Qui entra in gioco la questione dell’esposizione alla lingua: bisogna garantire che il proprio bimbo sia esposto sufficientemente all’italiano e creare continuamente dei motivi validi per spingerlo a utilizzarlo attivamente. Purtroppo per noi, l’esposizione alla lingua se praticata da una sola persona non è di solito sufficiente e, in quest’ottica, sono particolarmente rilevanti iniziative come playgroups, rhyme time ecc. che riuniscono bambini di una stessa minoranza linguistica e culturale. L’importanza di eventi come questi è che aiutano i bambini a prendere consapevolezza del fatto che l’italiano – o qualsivoglia altra lingua – non è solamente la lingua da parlare con la mamma o il papà, quanto piuttosto uno strumento che si può utilizzare attivamente anche in altri contesti come, per esempio, quello di comunicare con i propri coetanei. Allo stesso modo, è erroneo pensare che un bambino, in quanto bilingue, abbia automaticamente un vocabolario inferiore a un coetaneo monolingue, poichè questo è un fattore che varia da soggetto a soggetto.

  • Mi sforzo sempre di parlare italiano a mio figlio, ma lui si rifiuta e continua a rispondermi in inglese. Cosa fare?

Il consiglio in questi casi è di non perdere le speranze, ma di insistere! Non punendolo, ma cercando invece di creare appunto occasioni che rendano l’opportunità di parlare italiano attraente ai suoi occhi (per esempio l’interazione con altri bambini italiani come dicevamo prima).

  • Mio figlio è già grande e ho paura che sia troppo tardi per introdurre una seconda lingua…

Non è mai troppo tardi, come si sa i bambini più piccoli approcciano le lingue con maggiore facilità, ma se avete figli più grandi non preoccupatevi e cercate di usare a vostro vantaggio il fatto che abbiano già acquisito delle abilità in un’altra lingua (per esempio leggere) e che saranno perciò in grado di comprendere alcuni meccanismi della lingua se glieli presentate chiaramente. Naturalmente però, bisognerà avere delle aspettative realistiche rispetto all’apprendimento della lingua: non ci si può aspettare che un bambino esposto ad una lingua per pochi mesi abbia una padronanza che si può raggiungere solo con anni.

  • Ma  i bambini non si confondono se sono esposti a due lingue diverse contemporaneamente?

No, diversi studi hanno attestato che i bambini sono estremamente sensibili alle differenze linguistiche intorno a loro. Al punto che perfino i neonati riescono giá a distinguere lingue diverse. I bambini, infatti, sono capaci di utilizzare la lingua giusta nel contesto giusto anche quando sembra che combinino parole di lingue diverse. Al contrario di quello che si crede, infatti, il fatto che passino da una lingua all’altra sovrapponendole anche nella stessa frase, non denota affatto confusione ma, al contrario, una grande padronanza.

  • Mio marito è inglese e tra di noi comunichiamo  in inglese. Anche se parlo con il bimbo in italiano tutto il giorno, quando il papà è a casa mi sembra di escluderlo e tendo a parlare inglese anche con il bambino. Sbaglio?

Ahimè sì, e  per due motivi. Il primo è perchè così facendo si sottrae al bambino lo stimolo di un’ulteriore esposizione alla lingua, il secondo e più importante è che inconsapevolmente gli sti sta comunicando che parlare italiano non è poi così necessario o importante. Il consiglio in questi casi, considerando che siamo in Inghilterra, è di convincere invece il marito a imparare l’italiano (quando ci si riesce). 

 

Ancora un grosso grazie a Ludovica e Anna per la loro  disponibilità, speriamo di poter organizzare altri eventi con loro in futuro.


Photo credit: Berni Palumbo Photography  

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2 comments

  1. Grazie per l’articolo estremamente interessante. Noi siamo entrambi italiani trasferiti da meno di un anno a Chelmsford e per ora ci poniamo soprattutto il problema che i bimbi(2,5 e 5 anni) imparino in fretta l’inglese ma in effetti non vorrei assolutamente che perdessero non dico l’italiano(non credo possano avendo entrambi i genitori e la famiglia tutta italiana) ma le sfumature e una certa proprietà linguistica. Belli non sentirsi soli nel mare delle proprie paranoie!:) Jennifer

    1. Ciao Jennifer! Grazie del tuo commento, mi fa molto piacere che tu abbia trovato l’articolo utile. E assolutamente sì, non sei la sola ad avere queste paure 🙂 x

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