La storia di Alessandra: un’avventura imprenditoriale di successo da Palermo a Londra

Italian Mums - La storia di Alessandra: da Palermo a Londra

Da quando sono a Londra ho sentito parlare più volte di un salone di parrucchieri tutto italiano dalle parti di Hammersmith e quando tramite conoscenze comuni ho avuto l’occasione di fare una chiacchierata con Alessandra – che ne è la proprietaria – ho pensato che la sua fosse proprio il tipo di storia che mi piace raccontare qui su Italianmums.co.uk

Mamma di due bambini, con un attività ben avviata a Palermo, Alessandra tre anni fa decide di partire e scommettere su Londra.

Che cosa ti ha portato qui a Londra? Com’è nata questa avventura?

La verità è che l’idea di venire a Londra è nata per caso, come se il destino avesse deciso per noi.
Vivevo a Palermo con mio marito e i miei figli e avevamo un’attività già avviata da 20 anni. Il nostro salone andava bene e i nostri lavori, pubblicati sulla pagina Facebook, hanno iniziato ad attrarre curiosità dall’estero.
Sempre più spesso abbiamo iniziato a ricevere richieste da parte di parrucchieri inglesi, che volevano approfondire le tecniche di colorazione utilizzate nel nostro salone e ci chiedevano informazioni su come ottenere gli stessi risultati.
Mi era stato perfino offerto un viaggio pagato per venire a Londra a raccontare e condividere la nostra esperienza, ma all’epoca rifiutai.

L’occasione però si è ripresentata poco dopo: a gennaio facciamo sempre un piccolo viaggio con la mia famiglia e nel 2015 abbiamo scelto di venire a Londra. Ho pensato di approfittarne e incontrare il proprietario del salone che mi aveva contattato e capire meglio quali opportunità di business avrebbero potuto concretizzarsi.
Quando sono arrivata nel salone, estremamente elegante e di lusso, ho visto lo staff all’opera e mi sono resa conto che le tecniche di colorazione utilizzate erano molto aggressive e basate su prodotti altamente chimici: mi è bastato poco per capire che la qualità media della parrucchieria in UK era inferiore a quella italiana che ero abituata a conoscere e ho intravisto subito un’opportunità. Perché non aprire noi un salone ed esportare la nostra professionalità?

In quel momento era ancora solo un pensiero poco strutturato e quasi per gioco ho inviato un’email al Consolato italiano per chiedere informazioni sui requisiti per l’apertura di un business qui a Londra.
Poco dopo sono stata contattata da un’agenzia per lo start-up di attività italiane, mi è stato spiegato, a fronte di una fee, l’iter per aprire l’attività e così è nato tutto!

Come vi siete organizzati?

All’epoca i miei figli avevano 8 e 10 anni e il nostro piano era quello di inviare a Londra una nostra collaboratrice che lavorava con noi da tanto tempo nel nostro salone a Palermo. Si sarebbe dovuta occupare lei dell’attività nei primi tempi, ma ad una settimana dall’apertura si è resa conto di non trovarsi bene a Londra e ci ha chiesto di poter tornare in Italia.

Le abbiamo chiesto di restare un mese e darci il tempo di organizzarci; ne abbiamo parlato a casa e abbiamo deciso: sarei partita io, visto che ero quella che parlava meglio l’inglese.
Ed è andata proprio così. Sono partita e per un anno sono stata qui a Londra da sola, tornando a Palermo dalla famiglia una volta ogni quindici giorni.
Abbiamo inaugurato il salone a fine maggio 2015 e dopo un anno ci siamo resi conto che l’attività era in grado di supportare la famiglia. Mio marito e i nostri figli si sono trasferiti e sono i nostri collaboratori ora a portare avanti l’attività in Italia, con nostre regolari incursioni.

Qual è stata la chiave del vostro successo?

Credo che la chiave sia semplicemente il voler fare. Ci facciamo fermare troppo spesso dai ma, però, forse. Certo, non bisogna fare il passo più lungo della gamba, ma se si ha un sogno bisogna andare avanti e insistere anche se intorno ci sarà chi ti fa dubitare o ti scoraggia. Se ci sono riuscita io con due bambini, venendo dal profondo sud italiano e con un inglese maccheronico, significa che realizzare i propri sogni è possibile e Londra ti dà la possibilità di farlo.

Una delle cose che mi dicevano sempre era: ma tu a Londra cosa ci vai a fare?
In Italia si associa sempre l’immagine dei parrucchieri inglesi a teste pazze, colori strani, stili eccentrici. Tutto l’opposto di me!
E infatti quello che abbiamo fatto è portare a Londra il nostro stile elegante fatto di sfumature naturali ed effetti luminosi, così come si vedono sulle passerelle della moda italiana.

Appena arrivata a Londra ho passato una giornata intera per strada e sui mezzi a guardare le teste delle persone.
Poi ho continuato con la mia ricerca di mercato fai da te e ho speso 600£ in una settimana per fare pieghe in giro per la città, testando la qualità del servizio dalle grandi catene ai piccoli saloni trovati camminando per strada.

Ho capito che i parrucchieri inglesi sono bravi nel loro metodo ma l’offerta è molto distante dal metodo e dallo stile italiano e c’era uno spazio da riempire, un’opportunità da prendere al volo.

Come avete riempito questo spazio quindi?

Ricreando un angolo di Italia a Londra.
Chi viene nel nostro salone trova musica italiana, caffé italiano, personale italiano, oltre al gusto e all’interpretazione italiana delle tendenze del momento.
Regaliamo la sensazione di passare un paio d’ore in Italia, ce lo dicono i nostri clienti che sono anche British e internazionali. Il 60% della clientela non è italiana, ma subisce il fascino del nostro paese e noi siamo orgogliosi di poter offrire un servizio di qualità basato sul calore e sull’ascolto, tratti caratteristici della nostra italianità.

È una scelta che ci ha ripagati. Al primo salone aperto a Hammersmith ne abbiamo affiancati altri due: uno a Manor House, aperto da pochi mesi uno a Primrose Hill, appena inaugurato.
Non ho intenzione di farne una catena, però. Voglio poter seguire personalmente ogni salone e la settimana è fatta di sette giorni: possiamo dire che l’obiettivo è arrivare a cinque saloni, poi ci fermiamo!
Battute a parte, per noi l’aspetto più importante è la nostra filosofia ed è impossibile mantenerla quando i negozi si moltiplicano su larga scala.

Com’è stato l’impatto con la città?

Di Londra si raccontano spesso le distanze infinite e la difficoltà del commuting che spesso pesano sulla quotidianità ma noi abbiamo preso una decisione precisa: trovare casa vicino al posto di lavoro.
Figurati che quando mi dicono “Vivi a Londra” io rispondo “Vivo ad Hammersmith”!

Ora con l’apertura dei nuovi saloni le cose sono un po’ cambiate, mi devo spostare nel nord di Londra, quindi sto sperimentando la vita da pendolare, l’uso dei mezzi e le camminate forzate sotto la pioggia, ma Londra mi ha conquistata.

È una città grande e libera, puoi fare ed essere quello che vuoi, senza che nessuno abbia da ridire – questo risalta all’occhio. Ho sempre incontrato persone amichevoli, anche e non solo tra i clienti stessi. Non posso veramente dire nulla di negativo su Londra, è una città ricca di opportunità. Anche i miei figli sono perfettamente integrati e felici di abitare qui.

Com’è andata con loro?

L’anno in cui mi sono trasferita qui mentre loro erano ancora a Palermo è stato molto duro.
Ogni sera ci sentivamo su Skype, ma il più piccolo spesso non voleva parlare al telefono: non volevo forzarlo ma è stato difficile accettare che non volesse parlarmi. Anche i giorni che passavo in Sicilia erano tesi, si sentiva che era difficile per tutti quanti. Non ti dico i viaggi verso l’aeroporto quando dovevo ripartire: sembrava stessimo girando Via col Vento!

Se mi chiedessero: lo rifaresti? Direi di no, mi sarei organizzata in modo diverso, perché è stato complicato per tutti quanti ed è stato ugualmente difficile riprendere la convivenza tutti e quattro dopo. Eppure alla fine tutto è andato per il meglio.

Ci sono state fasi di assestamento ovviamente. Per i primi sei mesi dopo il trasferimento i miei figli non hanno parlato né italiano né inglese: si astenevano!
Adesso invece hanno un sacco di amici, il più piccolo è diventato capoclasse, il grande esce con i suoi amici come se fosse qui da sempre.

Le scuole sono molto ben organizzate e ci hanno supportato nell’inserimento.
Per quanto a scuola a Palermo già studiassero inglese con buoni risultati quando sono arrivati erano completamente spiazzati: l’inglese studiato in Italia non è l’inglese reale. Credo che su questo chiunque si è trasferito pensando di conoscere già la lingua e non avere problemi potrà darmi ragione!

In ogni caso abbiamo ricevuto un grande supporto dalla scuola e hanno raggiunto un ottimo livello in poco tempo. Alla fine i ragazzini si sono ambientati velocemente ma devo dire che ho avuto molte soddisfazioni anche da mio marito, che pur non parlando bene la lingua lavora e vive la sua vita inglese senza grossi problemi.

Com’è la tua giornata oggi?

Chi conosce Palermo e ha presente le distanze sa che la città non è grandissima, ma per quasi quindici anni, per evitare di attraversarla nel traffico delle ore di punta, sono uscita al mattino e rientrata la sera.
Per questo qui abbiamo scelto di prendere casa vicino al negozio. Accompagno il bimbo più piccolo a scuola, mentre il più grande va da solo; lo vado a prendere all’uscita e lo porto in piscina, tutto a piedi e sempre insieme.
La mattina resto fissa in negozio, nel pomeriggio invece riesco sempre a ritagliarmi del tempo per i ragazzi e questo indubbiamente ha fatto bene a tutti.
Dopo le attività loro tornano a casa o stanno in negozio fino alla chiusura. Il più piccolo vuole fare il parrucchiere, quindi è ben felice di passare il tempo con noi in salone.

So che sto descrivendo una situazione forse atipica a Londra; tanti si lamentano dei lunghi tragitti casa-lavoro e del poco tempo in famiglia, ma avendone la possibilità abbiamo fatto questa scelta e siamo grati per questa routine a nostra misura.

Il sabato i miei figli sono a casa ma per noi ovviamente è una giornata di grande lavoro; per fortuna a Londra ci sono tantissime attività per impegnare e divertire i ragazzini, dai corsi di pittura, all’informatica, alla fotografia. Non sono corsi particolarmente impegnativi ma di certo sono utili per passare il tempo.
La domenica poi è sacra; facciamo i compiti coi ragazzi, poi ci mettiamo a tavola e dopo pranzo ci aspetta la classica passeggiata domenicale – e da bravi londinesi non c’è pioggia che tenga, noi usciamo comunque!

Quale è stata la difficoltà più grande nel lavoro? Avete fatto errori all’inizio?

Credo che l’errore principale sia stato non fare i conti con la multiculturalità – se da subito abbiamo pensato ad un nome diverso per il nostro brand, eliminando la voce Degradé che in inglese poteva suggerire associazioni negative e sostituendola con Shades, non abbiamo considerato invece quanto sarebbe stato difficile costruirsi la giusta clientela dopo aver rilevato il primo salone.

Abbiamo infatti deciso di partire rilevando un’attività già avviata, con l’idea di ritrovarci un bacino di utenza garantito ma non è andata così: il salone precedente aveva una titolare polacca e la clientela era abituata a un gusto e uno stile completamente diverso. Siamo ripartiti da zero e abbiamo dovuto conquistare i nostri clienti: abbiamo faticato a convincerli a provare qualcosa di diverso da quello a cui erano abituati, ma una volta che hanno toccato con mano la differenza sono tornati e hanno continuato a chiedere espressamente la nostra tecnica – una bella soddisfazione!

Col secondo salone abbiamo imparato dai nostri errori. Abbiamo scelto di rilevare un’attività in cui già lavorava un parrucchiere italiano: in questo caso è stato più semplice attingere ad un’utenza italiana fidelizzata.
Col terzo salone abbiamo fatto una scelta ancora diversa: stiamo riadattando un locale che era precedentemente un nail center. Partiamo da zero anche stavolta ma a ragion veduta.

Un bilancio di questi tre anni?

Sono soddisfatta di vedere dove questi ultimi tre anni ci hanno portato.
Ho sempre sognato di lasciare il segno e questo non riguarda solo la mia attività, ma anche la crescita dei miei ragazzi. Sono orgogliosa di aver aperto una strada per offrire loro un’opportunità in più.

Mi capita troppo spesso di osservare i ragazzi che vedo arrivare in salone dal Sud Italia per chiederci lavoro, benché abbiano fatto altri studi; sono pronti ad accettare lavori duri e con orari difficili per migliorare la propria situazione. Li ammiro e contemporaneamente vorrei che i miei figli non si trovassero mai nella stessa situazione e mi auguro che crescere in un contesto diverso rappresenti per loro un vantaggio.

Abbiamo parlato tanto di questo progetto con loro, coinvolgendoli anche se erano bambini, spiegando le motivazioni della nostra scelta e hanno sempre tifato per me e per quest’avventura. Quando sono stata sul punto di mollare è venuto da loro lo stimolo per continuare: andiamo avanti credendo fortemente in questo progetto e sono sicura che anche loro raccoglieranno buoni frutti che ripagheranno i sacrifici, cancelleranno le parole urlate nella rabbia causata dalla lontananza e regaleranno soddisfazioni che solo tre anni fa era difficile anche solo immaginare.


I tre saloni di Alessandra sono a Hammersmith, Manor House e Primrose Hill. Potete seguire i suoi lavori su Facebook.

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