La storia di Cecilia: Italian Mum e Business Owner a Londra

La storia di Cecilia: Italian Mum e Business Owner

Tra gli argomenti che molte mamme ci chiedono di trattare sul sito, compare sempre immancabilmente quello delle mamme con un loro business: come hanno fatto a cominciare? E come si barcamenano tra il lavoro e i bimbi? Ho pensato quindi a Cecilia e alla sua ‘Heart Aflutter Bridal Boutique‘: uno studio con sede a Londra che tratta abiti da sposa non tradizionali. Ho conosciuto Cecilia qualche tempo fa in un gruppo Facebook e tra di noi è scattata subito una certa simpatia reciproca. Entrambe Italian Mums in UK, i nostri bimbi Leonardo e Oliver sono praticamente coetanei. Molto gentilmente, Cecilia ha acconsentito a raccontarci la sua storia di mamma ed entrepeneur qui in UK. Eccovi la sua esperienza.  

Se volete raccontarci la vostra storia, spediteci un’email a info@italianmums.co.uk o contattateci qui. Saremo felicissime di pubblicarla!

L’intervista a Cecilia


La tua storia – Come sei approdata in U.K.?

Sono nata e cresciuta a Parma. Il mio background è in traduzione dall’inglese: ho frequentato infatti la scuola per interpreti di Forlì. Mi sono poi trasferita definitivamente in Inghilterra nel 2009, dopo aver conosciuto per caso quello che poi è diventato mio marito. Da allora vivo a Londra con lui. Inizialmente, ho continuato a dedicarmi alla carriera di traduttrice: ho preso un master in traduzione di due anni all’Imperial College e ho lavorato per un po’ prima come editor e poi come translation manager nel campo dei videogiochi che però non mi interessava particolarmente. Due anni fa la scelta: ho mollato tutto e ho deciso di tentare questa nuova avventura.

Il tuo business – Come nasce ‘Heart Aflutter Bridal Boutique’?

Quasi sei anni fa, quando mi sono sposata, non riuscivo a trovare proprio nulla che mi piacesse. Era tutto un po’ tradizionale e alla fine optai per un abito vintage. Fui colpita però dalla mancanza di scelta e mi accorsi di un gap nel mercato per abiti da sposa un po’ piú particolari. Quest’idea mi rimase nella testa per un po’, finché circa due anni e mezzo fa (ottobre 2014) ho finalmente mollato il mio lavoro di allora e ho deciso di fare questo full time. Per diverso tempo me ne sono occupata da sola, poi poco prima di andare in maternitá, è subentrata una ragazza che ora lavora per me.

La gravidanza e il parto – Ci racconti la tua esperienza qui? 

Ho partorito qui in UK, North London. Ho avuto una gravidanza senza problemi. Non sono quasi mai andata in ospedale e ho avuto una buona esperienza con la mia midwife, tant’è che siamo rimaste anche in contatto.  Dal parto ovviamente non si sa mai cosa aspettarsi e ci sono state delle piccole complicazioni.  Ma in generale, direi che è stata un’esperienza molto positiva. Anche durante un’emergenza (ho avuto una forte emoraggia subito dopo il parto) sono stati efficientissimi, non mi sono mai sentita in pericolo, ma sempre al sicuro.

Ci sono delle grandi differenze con l’Italia è vero, ma non bisogna dimenticare un grosso vantaggio: considerando che è tutto gratis, il livello di controllo è buono. Si tratta semplicemente di adottare la filosofia dell’health care qui. Personalmente, la sola cosa della quale non sono rimasta pienamente soddisfatta è stata un po’ l’assistenza port-parto. Nel mio caso il reparto post-natal era troppo affollato e non c’era privacy, ma questo ovviamente varia da ospedale a ospedale.

Le difficoltá di una mamma expat – quali sono state per te?

Sicuramente è pesante occuparsi di un bimbo senza avere la propria famiglia accanto. Mio marito è originario di Exeter, quindi anche la sua famiglia è piuttosto lontana. I primi mesi con il bimbo sono stati molto pesanti, senza alcun aiuto e in piú con il peso di un’attivitá da gestire. In questo, mi ha aiutato molto la ragazza che lavora per me e alla quale accennavo prima. Nel corso dei primi mesi ha praticamente gestito lei il business mentre io mi dedicavo a Oliver a tempo pieno, limitando tutt’al piú la mia partecipazione al controllo delle e-mail e alle fatture da pagare. Appena ha compiuto otto mesi, abbiamo iniziato a mandare Oliver due giorni alla settimana alla nursery e poi, a un anno, ha cominciato ad andare per tre giorni. Adesso abbiamo raggiunto un buon compromesso che funziona bene per noi: Oliver passa tre giorni a settimana alla nursery e tre con me. Lui si diverte molto alla’asilo, essendo un bimbo molto socievole, e io mi sento piú efficiente e produttiva. Sono molto felice di avere una mia attivitá, poiché mi offre la possibilitá di non doverlo mandare all’asilo cinque giorni a settimana e di passare comunque molto tempo con lui. All’inizio le paure ci sono, peró i bimbi sono molto piú adattabili di quello che crediamo. Quando ho visto che era contento, mi sono subito rilassata. Devo dire che un po’ l’ho visto anche come una liberazione: certo non mancano momenti in cui uno si sente in colpa e vorrebbe stare col bambino, ma alla fine lui ora quasi non vorrebbe venire via dall’asilo.

Life and work balance – Cosa consigli alle mamme che vogliono lavorare per sé qui in UK?

Avere un business qui è molto piú semplice di quanto sia in Italia, se non altro a livello di tasse. Ad esempio, non c’è bisogno di registrate la partita IVA fino a che non si guadagna un tot e la soglia è abbastanza alta. Avere un proprio business peró è anche difficile, perché bisogna essere davvero molto disciplinati: stare attenti a separare chiaramente lavoro e vita privata. Quando si ha un lavoro d’ufficio dalle 9 alle 5, si va a casa e si puó non preoccuparsene, ma col proprio business è difficile staccare del tutto. Si corre il rischio di lavorare sempre. Nel mio caso, mi ha aiutato molto tracciare una separazione netta tra lavoro e famiglia sia in termine di tempo (3 giorni e 3 giorni) che in termini fisici. Avendo uno studio, anche quando non ho appuntamenti vado comunque a lavoro e questo mi aiuta ad entrare nello spirito e ad essere piú concentrata. Al punto che ho scelto un asilo che fosse vicino al mio ufficio e non a casa, in modo da forzarmi ad andare a lavorare la mattina. Mentre a casa finirei inevitabilmente per distrarmi. Se poi uno ha la disciplina e riesce a casa tanto meglio. Alcune persone che lavorano per sé, lamentano una forte solitudine, ma io in questo senso sono stata fortunata perché quella dei matrimoni è un’industria molto viva con tante occasioni di networking (meetup ecc). Quindi consiglierei sempre a chi lavora per sé di andare a workshops, eventi, corsi di aggiornamento, altrimenti il nostro ruolo di madri rischia di assorbirci totalmente.


Il negozio di Cecilia si chiama Heart Aflutter Bridal Boutique
Studio 104, Netil House, 1A Westgate Street, London E8 3RL.
Potete seguirla su facebook  & instagram. 

Photo Credit: James & Kerrie Photography

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