Neomamma in UK: la mia solitudine

La mia solitudine di mamma expat in UK

Credo di non essere mai stata al centro dell’attenzione come quando ero in attesa di Oliver. Sentivo spesso famiglia e amici, e perfino a lavoro ero diventata improvvisamente popolare. Tutti sembrava volessero fare due chiacchiere con me, anche chi non mi aveva mai rivolto la parola.

In ufficio godevo di uno status particolare: potevo tranquillamente fermarmi per un tè (deteinato), rilassarmi ogni tanto nella saletta al piano di sopra, scambiare due parole con chiunque e in qualsiasi momento. Nessuno si aspettava grandi performance, ma allo stesso tempo ricevevo grandi lodi per il mio lavoro. Baby brain a parte, ho vissuto la gravidanza in uno stato di grazia: più libertà, capelli e pelle radiosi, pancione esploso solo negli ultimi tempi, nessun disturbo particolare, molta popolarità.

Ero nella mia felice bolla di aspettative, impaziente e curiosa per ciò che sarebbe stato. Non vedevo l’ora che Oliver nascesse. Immaginavo i suoi lineamenti, il suo odore e la morbidezza della sua pelle. Mi vedevo allattare, passeggiare nel verde con il mio fagottino, circondata dai miei affetti.

Un pomeriggio di fine aprile diventai madre.

Mi misero mio figlio sul petto. Era piccolo, violaceo e sporco, le sue manine come quelle di un vecchio, tutte raggrinzite. Aspettai l’ondata di amore travolgente, ma non arrivò. La verità è che ero esausta e sopraffatta. Una vocina nella mia testa continuava a ripetere: “Che cosa abbiamo fatto? E adesso? Era davvero il momento giusto? Sono davvero pronta?” Delle ore successive ricordo poco, ero stanca e davvero fatta (grazie gas and air). Venne la sera e pregai Zak di non andarsene, di non lasciarmi sola con quell’esserino sconosciuto. Lo pregai di nuovo, piansi, se ne andò. Passai la prima notte in contemplazione, come se Oliver fosse un sogno, come se potesse svanire da un momento all’altro.

Il nostro viaggio è iniziato così. Giorno dopo giorno abbiamo imparato a conoscerci, ad amarci, ad avere fiducia l’uno dell’altro. Zak si prese due settimane e mi aiutò in tutto. Vennero i miei e li vidi felici come mai in vita mia. Li vidi piangere di gioia e mi sentii vagamente colpevole, perchè io non l’avevo fatto. Mamma e papà rimasero una settimana, e presto fu tempo di salutarci. Oliver aveva tre settimane, e per la prima volta dovetti sbrigarmela da sola.

Io e lui, soli.

Vivevo alla giornata, seguendo un ritmo primordiale. Ogni sera, al calar del sole arrivava, puntuale, l’ansia. Ogni mattina il cielo rischiarava, e con esso il mio animo, perchè ero sopravvissuta a un’altra notte. In men che non si dica era di nuovo sera. Repeat. Repeat. Repeat.

Le mie giornate erano allo stesso tempo brevissime e interminabili. Iniziammo ad avventurarci nel mondo di fuori, io, lui e la mastodontica carrozzina. Simpatizzai con i disabili: cazzo di barriere architettoniche. Il mio modo di spostarmi cambiò. Ero sempre alla ricerca di un ascensore, di una rampa.

Seppure fossero passati appena pochi mesi, la mia vita di prima era già lontana. Come passavo le mie giornate? Di cosa parlavo con i colleghi? Mi ricordo ancora le loro voci? Abbandonai presto la carrozzina per la fascia e mi sembrò di acquisire un briciolo di libertà. Le altre mamme parlavano in continuazione con i loro bimbi, mentre io non sapevo bene cosa dire al mio.

Per la prima volta da quando mi sono trasferita mi sentii sola. Iniziai ad avvertire la macanza dei miei amici in Italia, e soprattutto della mia famiglia di origine. Era bello vederli festosi alla stazione (le feste soprattutto per Oliver), fantastico averli intorno, molto utile poter contare su di loro per riposare un pò. Tremendo sentirmi di colpo sola, una volta salutati mamma e papà.

Non so se a causa degli ormoni impazziti, alternavo momenti di amore cieco, di euforia estrema, a momenti di frustrazione nei quali mi sentivo in gabbia. Ero prigioniera del mio corpo irriconoscibile, di mio figlio, della noia di tante giornate tutte uguali. Nonostante ne valesse la pena, mi pesava avere la sensazione di essere tagliata fuori dal mondo. Osservavo la vita degli altri scorrere veloce, mentre avevo la sensazione di essere incastrata in una bolla in cui spazio e tempo seguivano logiche tutte loro.

Il mio gruppo di NCT mums è stato la mia salvezza. Le “mie” mamme mi hanno tenuto compagnia soprattutto di notte, quando il resto del mondo dormiva e Oliver era attaccato al seno. Ci siamo scambiate consigli, abbiamo condiviso paure, gioie, piccoli traguardi. Grazie a loro ho capito che, per quanto all’inizio sia dura, siamo tutte sulla stessa barca. Il nostro compito è difficile, ma fattibile; gravoso, ma tanto gratificante. Piano piano siamo diventate amiche, i nostri caffè sono diventati gli appuntamenti più desiderati. Abbiamo sconfitto la solitudine, la paura di non essere abbastanza. E i nostri figli adesso giocano insieme.

Oliver farà un anno a fine mese e vi posso garantire che ora è più facile. Anzi, vi dirò di più, adoro questa fase: conosco la mia scimmietta, dormo la maggior parte delle notti, ho un compagno attento, un gruppo di amiche che hanno affrontato il più grande cambiamento quando anche io lo affrontavo. Mi sento ancora sola a volte, ma non capita spesso, un pò perchè ci sono loro, un pò perchè ho appena ripreso a lavorare e ad avere conversazioni tra adulti, un pò perchè la prova della maternità mi ha insegnato a convivere con una interlocutrice a volte difficile: me stessa.


Photo credit:  Berni Palumbo Photography

 

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5 comments

  1. Ma che belle che siete!!!!vi trovato per caso leggendo un commento fatto ad una foto instagram di mia figlia. Vive anche lei a Reading :). Io ho avuto figli in italia circondata e supportata dalla mia famiglia. Siete mitiche voi che siete riuscite a creare questo gruppo di supporto! Un gruppo simile si è creato tra noi mamme che abbiamo lottato per far riaprire, in italia, ilnostronpunto nascite. Ci ritroviamo, scambiamo idee sui pupi, ci aiutiamo… le mamme in gruppo sono una forza della natura! Forza mamme!! Complimenti ancora!!

    1. Ciao Laura,

      Grazie del messaggio, è davvero carino. È bello sapere di essere sulla strada giusta, e mi scalda il cuore sapere di essere utili ad altre mamme come noi😊. Sono molto felice che abbiate vinto la vostra battaglia per il vostro punto nascite, dove si trova?

  2. Grazie di aver condiviso la tua esperienza. Non si parla abbastanza dei sentimenti ambivalenti che seguono la nascita del bambino.

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