Saper ascoltare per educare in modo efficace (4)

Saper ascoltare per educare in modo efficace (4)

Riprendiamo da dove ci eravamo lasciati, e cioè alla parafrasi e alla situazione di un figlio di 9 anni che dica alla madre, con voce bassa: “In classe mia tutti hanno la bici. Sono rimasto l’unico a non averla”. Avete provato a rispondere? O meglio, avete provato a rispondere con una parafrasi? Si, no…? Bene, in ogni caso, vediamo cosa possiamo ricavare da questo semplice esercizio.

Una buona risposta avrebbe potuto essere “Ti senti diverso”, probabilmente meglio ancora “Ti piacerebbe averla anche tu come tutti gli altri”. Spesso, davanti a questa frase stimolo i genitori che partecipano ai training sull’ascolto cadono in una serie di risposte non dico “sbagliate” ‒ in certi contesti, potrebberto anche rivelarsi “giuste” ‒ ma senz’altro “non di ascolto”.

I rischi, in tal senso, sono (cfr. Il metodo Thomas Gordon):

1. dare ordini, comandare, dirigere: es. “adesso smetti di dire sciocchezze e torna a fare i compiti”.

2. minacciare, ammonire, mettere in guardia: es. “non permetterti più di chiedere quello che non puoi avere”

3. moralizzare, far prediche: es. “nella vita bisogna sapersi accontentare”

4. offrire soluzioni, consigli, avvertimenti: es. “puoi chiedere che qualcuno dei tuoi amici, ogni tanto, te la presti”

5. argomentare, persuadere con la logica: es. “non credi che così, tu avrai più tempo per studiare e diventerai il primo della classe?”

6. giudicare, criticare, biasimare: es. “io, alla tua età, non pensavo a queste cose”

7. fare apprezzamenti, manifestare compiacimento: es. “bravo, mi piace che tu sappia andare controcorrente”

8. ridicolizzare, etichettare, usare frasi fatte: es. “chi si contenta, gode”

9. interpretare, analizzare, diagnosticare: es. “non devi sentirti inferiore agli altri per queste cose”

10. rassicurare, consolare: es. “provero piccolo, mi dispiace, vedrai che pian piano questa cosa passerà”

11. indagare, investigare: es. “e che tipo di bici hanno?”

12. cambiare argomento, minimizzare, ironizzare: es. “ci sono cose più importanti nella vita”.

Ripeto, non si tratta di considerare tali interventi giusti o sbagliati, ma ciò che li accomuna è che non si tratta di risposte di ascolto e che, dunque, a differenza delle prime due tendono a creare rabbia o autosvalutazione nel figlio e bloccano la comunicazione di questo verso la madre. In genere, mentre a una comunicazione di ascolto può seguire un intervento di soluzione o disciplinare non è vero il contrario.

Concludo questo quarto articoletto sull’ascolto, con una raggelante poesia di Cynthya Macdonald ‒ Accomplishments  ‒ che riguarda proprio il tema della mancanza di ascolto e di empatia di una madre nei confronti di una figlia (Cfr. Bellantoni D., Ascoltare i figli, Trento, Erickson, 2011, p. 101).

Dipinsi un quadro – cielo grigio – e lo mostrai a mia madre.

Lei disse bello, suppongo.

Così ne dipinsi un altro, tenendo il pennello tra i denti,

Guarda mamma, senza mani. E lei disse

Suppongo che verrebbe apprezzato da qualcuno che sapesse

Il modo in cui lo hai dipinto e fosse interessato alla pittura.

Io non lo sono.

Suonai un assolo di clarinetto del Concerto per clarinetto di Gounod

Con la Filarmonica di Buffalo. Mamma venne ad ascoltare e disse

Bello, suppongo.

Così lo suonai con la Sinfonica di Boston,

Sdraiata e usando gli alluci,

Guarda mamma, senza mani. E lei disse

Suppongo che verrebbe apprezzato da qualcuno che sapesse

Il modo in cui lo hai suonato e che fosse interessato alla musica.

Io non lo sono.

Preparai un soufflé alla mandorla e lo offrii a mia madre

Disse buono, suppongo.

Cosi ne preparai un altro usando il fiato per montarlo,

Glielo servii con i gomiti, Guarda mamma, senza mani. E lei disse

Suppongo che verrebbe apprezzato da qualcuno che sapesse il modo

in cui lo hai preparato e che fosse interessato alla cucina.

Io non lo sono.

(continua)


Photo credit: Daria Shevtsova

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