Storia di una mamma italiana in UK: la signora Nina (II)

Storia di una mamma italiana in UK: Nina (II)

Qualche giorno fa, abbiamo pubblicato la prima parte di questa piccola intervista alla signora Nina. Per noi l’Italian Mum per eccellenza, dato che risiede in UK da ben 67 anni. Le reazioni all’articolo sono state assolutamente meravigliose, e abbiamo ricevuto tantissime richieste da persone – mamme ma non solo – che desideravano saperne di piú. Per questo motivo, abbiamo deciso di aggiungere questo secondo ‘capitoletto’ che, a mio parere, è altrettanto bello e toccante di quello precedente. Se vi fa piacere, lasciateci un messaggio o un commento alla fine di questo post. Abbiamo intenzione di raccoglierli tutti in una card e portare i vostri pensieri/saluti a Nina. Siamo sicure che la cosa la renderá felice.

NOTA: Quando io e Vale ci siamo recate dalla signora Nina, lei era a disagio all’idea di essere fotografata. Per discrezione, abbiamo preferito pubblicare solo il dettaglio delle mani durante la conversazione. Vi assicuriamo che è davvero bellissima.

 

L’intervista – Seconda parte


Il viaggio – Cosa ricordi del tuo arrivo in Inghilterra? Quali furono le tue prime impressioni?

Il viaggio dalla Sardegna a Reading duró per ben tre giorni. Da sola presi il treno da San Gavino a Cagliari, la nave fino a Civitavecchia, poi ancora il treno da Roma con cambio a Milano, infine un traghetto fino a Dover e poi il treno da Victoria a Reading. Quando arrivai era buio pesto, pioveva e faceva freschetto, nonostante fossimo in agosto. Io non sapevo nulla della differenza di clima, per cui non mi ero assolutamente preparata e non avevo con me né una giacca né tantomeno un cappotto. Quello che mi colpí di piú furono i comignoli delle case e tutto il fumo che ne usciva. Il mio primo pensiero fu: ‘ma dove sono capitata? Come mai è tutto cosi diverso? Dove siamo? in Russia?’ Ero davvero molto confusa.

Una volta trasferitami, conobbi immediatamente altre donne italiane, anche loro mogli di ex prigionieri di guerra. Non legai molto con loro e, in seguito a dei piccoli conflitti tra i mariti, ci perdemmo definitivamente di vista. Con gli anni peró, conobbi altre donne italiane che diventarono mie amiche strette e che ancora lo sono. A parte queste amiche peró, ero spesso sola, poiché mio marito lavorava tutto il giorno fuori, prima in una serra e successivamente in una ferrovia.

La gravidanza e la maternità – Come hai vissuto questo momento cosí delicato? 

Rimasi incinta quasi subito del mio primo figlio Roberto. In seguito ne ebbi altri due. Il momento della gravidanza fu particolarmente delicato, poiché all’epoca non si parlava di queste cose e io non ne sapevo assolutamente nulla. Ignoravo qualsiasi cosa della gravidanza, anche le cose piú banali, per esempio non sapevo neanche che fosse normale stare un  po’ male o avere le nausee. Non avevo la più pallida idea di come venissero fuori questi figli insomma! Trascorsi quel periodo interamente sola. A parte quelle poche amiche cui ho accennato, mio marito non mi fu  particolarmente vicino in quest’esperienza. Era sempre molto impegnato e poi era un uomo sardo d’altri tempo.

Non mancarono anche episodi divertenti. Per esempio, ne ricordo in particolare uno. Verso la fine della gravidanza, quando ero al settimo mese, un giorno non avevo acqua calda.  Per fare dei servizi, misi dunque dell’acqua in una pentola, ma nella foga me la versai tutta addosso. Caso volle che quel giorno ricevessi la visita della nurse che seguiva la mia gravidanza. Vedendomi tutta fradicia, lei giustamente pensó che mi si fossero rotte le acque e cominció ad organizzarsi di conseguenza. Io non ero in grado di spiegarle la situazione per via del mio scarso inglese. La nurse chiamó addirittura una vicina e insieme cominciarono a preparare il letto. Avvertirono persino mio marito, e solo al suo arrivo, fui finalmente in grado di spiegare che era stato solo un piccolo incidente. Ci facemmo tutti una grossa risata. Nonostante episodi divertenti come questo, la gravidanza fu davvero difficile… Il sentimento prevalente fu sempre la paura, perché non sapevo proprio cosa aspettarmi e mi sentivo completamente abbandonata a me stessa in questa esperienza, senza il sostegno della mia famiglia o di mio marito.

Un sabato mattina inizió il travaglio. Mio figlio Roberto nacque di domenica a notte fonda. Con me c’erano un paio di nurses.  Preferirono non farmi partorire in ospedale per via del fatto che non sarei stata in grado di capire la lingua. Il parto fu molto lungo e drammatico. Mio figlio era entrato in sofferenza e appena nato non respirava. Io non capivo cosa stesse accadendo e cosa si dicessero le infermiere: ero disperata, pensavo fosse morto, ma le nurses riuscirono a farlo riprendere con un tubicino e tutto andó bene. Purtroppo peró,cominciai ad avere una forte emoraggia. Mio marito uscí fuori per telefonare e chiedere aiuto ad un medico. Per fortuna, in strada incontró proprio un dottore del Royal Berkshire Hospital. Questo medico venne a casa con lui e si prese cura della situazione.

A parte vedere la nurse regolarmente, ho fatto davvero tutto da sola con mio figlio Roberto. Ho imparato a fare la mamma senza sapere come ed è stato davvero molto difficile. Ma come dico sempre:nella vita ci vogliono le guts. Quello che arriva arriva, ma se non si hanno gli attributi, si rimane in situazioni infelici per sempre e non si combatte per avere una vita migliore. I figli poi sono come gli uccelli, mettono le penne e poi se ne volano via, come è giusto che sia.

Consigli – Cosa suggerisci alle Italian Mums che magari si sono appena trasferite in UK?

Numero uno: rispetta il paese che ti ospita, rispetta le loro tradizione e i loro costumi. Make sure you make good friends. Se trovi un uomo, dimostra il tuo amore e prenditene cura, ovviamente che lo stesso valga per lui. Bisogna che la famiglia sia unita. Siate un po’ egoisti, ma in senso buono, la mia weakness è sempre stata il mio buon cuore.

 

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3 comments

  1. Nina racconta le sue emozioni con grande chiarezza,il suo racconto ci attraversa perche ognuna di noi ci si può riconoscere.

  2. Intervista meravigliosa e toccante, peccato sia finita troppo in fretta! Un enorme abbraccio a Nina
    Jen(italianissima nonostante il nome e attualmente residente a Chelmsford )

  3. Molto toccante la storia della signora Nina (tra l’altro nome a cui sono particolarmente legata perché la mia mamma-zia si chiama così). Della sua storia condivido il senso di paura e solitudine che ho provato anch’io appena giunta a Reading…ma anche una grande forza interiore che mi ha aiutata a resistere e trovare la felicità in questo paese. Date un abbraccioa Nina da parte mia la prossima volta che la incontrate.

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