Svezzamento tradizionale o autosvezzamento? Introduzione (I)

Svezzamento tradizionale o autosvezzamento

Tra tutte le fasi di vita del bambino quella dello svezzamento è senz’altro una delle più importanti e che per molte madri può diventare fonte di angoscia e di preoccupazione.

Come in molti altri aspetti dell’educazione dei figli, esistono numerosi approcci e a molte di noi sarà già capitato, o se cosi non è stato lo sarà di sicuro, di sentire pareri contrastanti sul modo migliore di introdurre cibi solidi nella dieta del proprio figlio. Questo è ancora più vero per noi Italian Mums, che ci ritroviamo tra due veri e propri movimenti di pensiero contrapposti: se da una parte gli italiani sono ancora abituati a seguire uno svezzamento tradizionale, che privilegia le pappine e una introduzione rigida dei diversi alimenti secondo uno schema prestabilito, dall’altra gli inglesi sembrano preferire il “baby led weaning”, ossia l’autosvezzamento.

Entrambi i metodi partono dal presupposto, appoggiato dall’OMS e dal nostro Ministro della Salute, che la dieta del bambino fino al sesto mese dovrebbe essere esclusivamente basata sul latte (materno o artificiale). Tuttavia, piú che fissare una data precisa di inizio, sia Carlos Gonzales che Gill Rapley, tra i maggiori promotori dell’autosvezzamento, concordano nel consigliare alle madri di osservare i segnali lanciati dal bambino.
Secondo loro il momento migliore per iniziare a svezzare il bambino è quando:

  • Il bambino è in grado di stare seduto da solo senza aiuto, in modo tale che possa deglutire con facilità;

  • Perde il riflesso di estrusione che fa sì che i bambini spingano fuori il cibo con la lingua;

  • Mostra interesse per il cibo degli adulti.

Analizziamo ora le principali differenze tra i due metodi:

  • Svezzamento tradizionale: la madre spesso si affida al pediatra, che suggerisce classiche pappe da offrire a orari regolari. Gli alimenti vengono introdotti uno a uno secondo una tabella, più o meno rigida, per evitare allergie.

  • Autosvezzamento: la madre non offre alcuna pappa né propone “orari pappa” al bambino ma si limita, dai sei mesi in poi, a farlo sedere a tavola in modo tale da farlo incuriosire a quello che mangiano i propri genitori. La madre continua ad allattare il bambino in modo tale da assicurarsi che il bambino abbia tutte le calorie delle quali necessita. Di solito si consiglia di introdurre un alimento nuovo ogni tre giorni in modo tale da poter determinare con più certezza la causa di eventuali intolleranze e/o allergie alimentari.


Photocredit: Kelly Sikkema

Ti potrebbero anche interessare

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.